«Non c'è nulla di sorprendente come la vita. Tranne lo scrivere.» (Ibn Zerhani)

«La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto.» (Francis Bacon)

«Si legge quello che piace leggere, ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere, bensì quello che si è capaci di scrivere.» (Jorge Luis Borges)

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martedì 27 settembre 2016

Intervista a Laura Pacelli - Graphofeel Edizioni

Ecco la prima intervista di Daimon a un editore. 
Cominciamo con una piccola ma raffinata e attivissima casa editrice romana, parlandone con la sua fondatrice e direttore editoriale, Laura Pacelli.




Graphofeel Edizioni è una casa editrice indipendente, non EAP, fondata nel 2009 con sede a Roma.
Vanta un catalogo di circa quarantasei titoli di narrativa e saggistica italiana.
La Casa editrice punta a una valorizzazione del patrimonio storico e culturale italiano, sia attraverso la riproposta di best sellers italiani della prima metà del secolo scorso sia attraverso la pubblicazione di romanzi storici ambientati in momenti topici della storia italiana: Le chajim, di Roberto Fiorentini, dipana il racconto nel ghetto di Roma alla fine del Settecento, Nigravulpe di Leonilde Bartarelli tesse una rocambolesca vicenda che si svolge nelle campagne senesi lungo la via Francigena attorno all’anno Mille; Stella Stollo sviluppa l’avvincente thriller de I delitti della Primavera nella Firenze del Rinascimento; e infine Il Baronedell’Alba di Stefano Valente racconta le incredibili peripezie di Francesco Santamaria di Caloria in Sicilia, in piena epoca illuminista.
Tra le pubblicazioni del 2016 si segnalano, inoltre, la guida bilingue di Roma per disabili Vadoa Roma – Going to Rome e la biografia romanzata dell’imprenditrice italiana Luisa Spagnoli La signora dei Baci, di Maria Letizia Putti e Roberta Ricca, che ha avuto un’ottima accoglienza presso il pubblico dei lettori.
Graphofeel Edizioni svolge un’operazione di scouting proponendo scrittori esordienti attenti alle tematiche della società digitale, come Giulia La Face (autrice di SocialMum) e Luca Colombo (del quale è appena uscito Caccia al morto).
La Graphofeel Edizioni cura in modo particolare la grafica dei propri volumi ora affidata a un giovane artista italiano contemporaneo, Carlo Vignapiano.



D - Come e perché nasce la tua casa editrice?

L.P. - La Graphofeel edizioni nasce nel 2009 da un’idea di Stefania De Matola, una collega grafologa, che mi propose di tentare di creare una piccola casa editrice indipendente che si occupasse di grafologia e non fosse a pagamento. Con il passare del tempo la Graphofeel ha cambiato soci (attualmente il mio socio è Antonio Perri) e interessi: ora pubblichiamo soprattutto romanzi storici e, più in generale, narrativa italiana. Siamo inoltre molto attenti ai temi dell’esclusione sociale e della marginalità.

D - Il panorama editoriale italiano è molto frammentato e difficile, qual è la tua/vostra esperienza, quali sono le difficoltà che avete incontrato e le soluzioni che avete trovato?

L.P. - La nostre esperienza è credo simile a quella di tanti altri piccoli editori. Il mercato lo “fanno” le grandi case editrici, è praticamente impossibile inserirvisi in maniera significativa, anche per la collusione dei media che è veramente scandalosa. Io, tuttavia, credo ancora fortemente che si debba partecipare anche quando non si ha nessuna possibilità di vincere, ribellandosi al principio di necessità in favore della libertà di scegliere anche ciò che non ci conviene. Per quanto riguarda le nostre strategie, distribuiamo tramite distributori regionali e direttamente in alcune librerie di fiducia. Tutti i nostri titoli sono disponibili anche in e-book e dal prossimo mese cominceremo a immettere sul mercato italiano i nostri romanzi storici tradotti in lingua inglese. Il primo è I delitti della Primavera, che uscirà con il titolo: The Botticelli killings Murders and mysteries in Renaissance Florence.

D - In Italia tutti scrivono, pochissimi leggono. Gli editori pubblicano, ma leggono? Insomma, cosa ti piace leggere?

L.P. - Leggo di tutto, anche se finisco per leggere soprattutto i manoscritti che ci vengono inviati per una valutazione. Da giovane leggevo narrativa, e in maniera onnivora. Da ragazzina mi annoiavo spesso, ero fisicamente pigra e introversa: chiedevo in continuazione a mia madre libri da leggere, che divoravo compulsivamente. Un giorno la mia mamma, stufa di comperarmi libri per ragazzi, all’età di nove anni mi diede da leggere I Buddenbrook. Ne rimasi folgorata e di lì nacque la mia imperitura passione per Thomas Mann. Oggi leggo soprattutto saggistica su tematiche relative alle neuroscienze, che mi intrigano e sembrano offrire quelle risposte (e porre quelle domande) un tempo appannaggio della filosofia.

D - Tra i libri che avete pubblicato consigliane tre, possibilmente per ragioni differenti e per lettori di varie età.

L.P. - Non è facile, perché un editore appassionato i libri che pubblica tende ad amarli tutti… In ogni caso ci sono testi ai quali sono più affezionata, per il modo in cui mi ci sono imbattuta o per le sensazioni che ha destato in me la prima lettura o ancora per le reazioni che il nostro pubblico di lettori ha mostrato di avere leggendolo. Citerei Il vicolo delle lettere ribelli di Pasquale De Cario come romanzo per ragazzi tra i 10-14 anni: racconta la storia di un ragazzino dislessico nella Napoli degli anni ’70 con uno stile impeccabile e grande partecipazione emotiva. Alle signore (e a i signori) che amano leggere biografie e credono nella possibilità di operare nella realtà con successo, consiglierei un libro che ha avuto un ottimo successo commerciale La signora dei Baci di Maria Letizia Putti e Roberta Ricca, che racconta in chiave romanzesca la vita appassionante di Luisa Spagnoli, la donna che ha fatto la fortuna della Perugina. Infine, a chi vuole leggere un libro veramente avvincente ed ama la raffinatezza della scrittura, apprezzandone le sfumature linguistiche, segnalo Il Barone dell’Alba di Stefano Valente, un romanzo storico rocambolesco e sentimentale, cupo e poetico assieme.

D - Libro cartaceo o ebook?

L.P. - Io per questioni anagrafiche amo il cartaceo, ma sono fermamente convita che il futuro dei libri sia nell’e-book.

D - Nel vostro catalogo ci sono molti libri di esordienti, qual è la vostra strategia di scouting e come può un autore proporre un proprio testo, ma anche e soprattutto: cosa non deve fare per non essere automaticamente scartato?

L.P. - Per prima cosa uno scrittore che si rivolge a Graphofeel deve dimostrare di conoscere il nostro catalogo; poi rivolgersi a noi in maniera diretta, senza inviare complesse lettere di presentazione. Le semplicità è sempre un ottimo biglietto da visita.


(intervista di Francesco Randazzo)





Laura Pacelli è nata a Roma nel 1961. Laureata in Filosofia e Psicologia Clinica, Master biennale della Rai per autori televisivi, grafologa, per venticinque anni ha lavorato come regista e autore televisivo per Rai, Sat 2000 e Endemol. Ha realizzato diversi reportage in Etiopia, Kenia, Mozambico e Cina, è stata tra i registi di programmi di punta come Il Grande Fratello (1 e 2 edizione), Chi l’ha visto, Techetè. Insegna Story telling nei Master Asvi, e dal 2009 è il direttore editoriale di Graphofeel edizioni.


lunedì 12 settembre 2016

"Chi non sogna un futuro radioso?" di Mauro Mirci


Una statua. Un soldato seduto con fucile e pallone. Questo vede Lorenzo Nullo in cortile, il primo giorno di lavoro al municipio di Petra Gerace. Non immagina che lo scultore, Michelangelo Scarso, sia anche poeta, pittore naïf e ostinato speculatore edilizio. Le loro vite si incrociano anni dopo: c’è da lottizzare il podere del Gerbinello. L’affare interessa lo stesso Scarso, ma anche il preoccupante Vincenzo Neri e il suo anziano padrino. Lorenzo Nullo è adesso un funzionario privo di scrupoli e sempre compiacente verso il potere. Cinico e spregiudicato fuori dalle mura domestiche, in casa è però oppresso dalla madre e dalle sue sorelle. Tutte vedove. Perché, si vocifera, i mariti hanno preferito morire giovani piuttosto che averci a che fare nella vecchiaia.
Ma nel tran-tran quotidiano di Lorenzo, fatto di tradimenti, episodi boccacceschi, soperchierie e mazzette, s’insinua un imprevisto: il ritrovamento in Russia del primo marito di nonna Carmela, morto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Un meccanismo narrativo ben oliato. Un romanzo ironico e disincantato sul marcio e il malaffare dei cosiddetti “colletti bianchi”.


NullaDie, piccola editrice di qualità, radicata in Sicilia, ma ben proiettata nel panorama nazionale, ha pubblicato il romanzo di Mauro Mirci, “Chi non sogna un futuro radioso?”. L'autore approda al romanzo dopo alcune felici uscite editoriali, prevalentemente con racconti pregevolissimi, a volte fulminanti. Qui il respiro si allarga e nell'espansione letteraria si realizza una storia a scatole cinesi che contengono altre storie, attraversate direttamente o indirettamente dal protagonista, con uno stile che intriga il lettore e lo conduce quasi a perdersi, mentre la lettura scorre piacevolmente e spesso con tono divertente, nei meandri scuri della condiscendenza al sistema di relazioni falsate e corrotte, della vita di tutti i giorni. È una sorta di “resistibile ascesa” del protagonista nell'intrigo, nella corruzione, nel mammismo auto compiaciuto, nell'essere perfettamente mimetizzato e anzi manipolatore di una realtà che va usata, fin dalle piccole azioni quotidiane, per il proprio vantaggio, nel compromesso continuo, nell'illecito che da piccola infrazione, diventa sempre più grande, fino a incastonarsi perfettamente nel sistema del malaffare, con la meschina giustificazione che tanto, lo fanno tutti e se vuoi vivere bene devi farlo anche tu. 
Ascesa e caduta di un piccolo furbo, anche simpatico (qui l'autore è abilissimo a suscitare un'iniziale empatia col personaggio), che diviene specchio della società e dei suoi opportunisti camaleonti. La Sicilia è lo sfondo e l'ambiente perfetto, ma si proietta e sviluppa con sottile maestria, fino a diventare una impietosa stimmate del costume nazionale, sorridente, simpatico, infido, corrotto.
Da leggere, anche perché, mai la penna dell'autore, si compiace di stereotipi e ammiccamenti che spesso fanno da filtro falsificante nella produzione letteraria siciliana, mai tenta di cavalcare il mainstream della cartolina patinata e precompilata.


Francesco Randazzo



  • Chi non sogna un futuro radioso? Storia di un impiegato e di una salmadi Mauro Mirci 
    • Copertina flessibile: 288 pagine
    • Editore: Nulla Die (1 gennaio 2016)
    • Collana: Lego parva res. I romanzi Nulla die
    • Lingua: Italiano
    • ISBN-10: 8869150534
    • ISBN-13: 978-8869150531


giovedì 28 aprile 2016

TI ODIO! Workshop di scrittura



Daimon propone un workshop sul tema dell'odio.


Perchè l'odio? Perchè è un sentimento primario, forte, denso di implicazioni, un buonm punto di partenza per esplorare i conflitti e le tensioni della nostra società. Odio inteso come odio verso l'altro (razzismo, intolleranza per altre culture, per l'altro sesso, credenze politiche, religioni) o verso sé stessi, odio come aggressività latente che emerge all'improvviso per un episodio del quotidiano, o come semplice insofferenza, come idiosincrasia per il carattere di un'altra persona. Insieme al tutor, l'allievo avrà la possibilità di declinare l'odio nell'accezione che preferisce e nello stile preferito, dal drammatico al satirico, dalla commedia alla tragedia.


Si può scegliere tra monologo e racconto.


Il monologo è sicuramente uno degli strumenti piu importanti per uno scrittore. Ci permette di dar vita a un personaggio in modo immediato, diretto, profondo, esplorandone psicologia e possibilita creative. È una piccola storia drammatica con un sua dinamica emozionale interna, un flash che permette di lavorare intensamente sullo sviluppo di un sentimento, sull'evoluzione di un conflitto, su una situazione estrema.


Il racconto è la palestra degli scrittori, la forma che racchiude in sé la sintesi narrativa, lo sviluppo concentrato, l'essenzialità e la precisione stilistica. Opera compiuta in sé, letteraria e narrativa, ma anche punto di partenza per altri sviluppi ed elaborazioni verso altri generi, per esempio, quello cinematografico.
Tutto in poche pagine, personaggi e conflitti, temi e ambientazioni, una sfida narrativa, tutta in verticale.


Il workshop per monologhi sarà tenuto da Laura Forti.
Il workshop per racconti sarà tenuto da Francesco Randazzo.


Quattro lezioni da 1h e 10 ciascuna, al prezzo di 90 euro.

Le lezioni si svolgeranno on line tramite Skype.

Per info e iscrizioni: infodaimon@mail.com






lunedì 21 marzo 2016

Giornata della poesia

21 Marzo, Giornata della poesia. Dappertutto citazioni della Merini...
Noi invece vi proponiamo Hans Magnus Enzensberger, filosofo, matematico, editore e poeta. Affilato come una lama chirurgica, parte dalla testa e detona nell'aorta.





Divisione del lavoro di Hans Magnus Enzensberger


Che la stragrande maggioranza
della stragrande maggioranza
non capisce pressoché nulla,
per es. poesia, diritti d'opzione,
numeri pseudoprimi,
e mettici perfino
i massimi sistemi -
è più che comprensibile!

La stragrande maggioranza
ha tutt'altre preoccupazioni,
imperturbabile si tiene
ai figli e alle mutue,
letto soldi pop sport,
a tutto ciò di cui la minima minoranza
non vuol sapere nulla.

Dove andremmo a finire
coi nostri cervellini
se tutti pensassero su tutto?

Solo di quando in quando,
in certe interminabili sere,
un'occhiata dall'altra parte,
alla finestra illuminata
dove vivono altri,
e la vaga sensazione
di essersi persi qualcosa.

(in Hans Magnus Enzensberger, Più leggeri dell'aria, traduzione di Anna Maria Carpi, Einaudi)




bio: http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Magnus_Enzensberger

un'intervista:http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/Interventi/Articoli/EnzensbergerOdifreddi/EnzensbergerOdifreddi.htm

La stanza del presepe




Piccolo gioiellino di narrativa “La stanza del presepe” di Angelo Di Liberto, che attraverso lo sguardo infantile di un ragazzino, Giovanni Falcone, non ancora giudice, non ancora martire, ma già pervicace e ostinato, ci conduce nella temperie della paura soffusa e penetrante di una Palermo attanagliata dalla mafia. Il simbolismo del presepe, il cui equilibrio del bene è minacciato dalla statuina del cattivo, è semplice ma efficacissimo. La paura e il coraggio del piccolo Giovanni sono nostri; la spada di legno che impugna ne fa un piccolo Don Chisciotte determinato e tenero. Il finale, onirico e profetico, oltrepassa la vita e la morte, verso la speranza, attraverso la memoria e la testimonianza. 
Da leggere e da seguire, visto che l’autore, Angelo Di Liberto, dal libro ha tratto un bel laboratorio di lettura e riflessione per le scuole, per parlare di mafia e giustizia ai bambini, attraverso il racconto della storia del protagonista, loro coetaneo. Un bell’esempio di cultura viva, che va oltre la pagina scritta.
Di Liberto è anche il fondatore di un famoso gruppo di lettura “Billy, il vizio di leggere”, che promuove la lettura critica e consapevole, fuori dai canoni del mainstream commerciale dell’editoria e che di recente ha lanciato una bella inziativa di lettura per la promozione di libri di qualità esclusi dai grandi giri editoriali: "Modus Legendi" i lettori scelgono la qualità; la sfida è quella di portare ogni volta, uno di questi libri in classifica nazionale, attraverso l’acquisto mirato e simultaneo di 3000 lettori! Un bell’esempio di uso virtuoso dei social, che possono diventare mezzi validissimi per incidere, o almeno tentare, con passione e coscienza, sulla realtà. Questa è la cultura che ci piace, quella che smuove, agita, critica e propone nuovi modelli culturali, dinamici, mai pedissequi. 
Che poi tutto questo parta da un siciliano attento e intelligente, che vive nella nostra difficile Isola, è un doppio motivo d’orgoglio.

(francesco randazzo)


di Angelo Di Liberto
Duepunti edizioni


domenica 13 marzo 2016

I delitti della primavera



Un libro a volte può mentire, il suo titolo può essere frutto di strategie attrattive, ma non del tutto sincere.
Il mercato o il trend del momento a volte costringono a piegare il senso di un libro verso qualche possibile target di lettura e quindi di vendita. Non è sbagliato di per sé, anzi, se favorisce la vendita e la diffusione del libro quando è un buon libro, ben venga. Infine il lettore accorto, pur sgamando la bugiola da copertina, sarà contento d'averlo letto. Come è successo a me leggendo “I delitti della primavera”, sottotitolo “Un serial killer nella Firenze del Rinascimento”, di Stella Stollo, edito dalla giovane ma centratissima casa editrice Graphoofeel. Nell'era dei thrilleroni, americani e italici, il titolo è una studiata trappola. E ci si casca. Fortunatamente, però. Il giallo e l'intrigo ci sono, intendiamoci, ma invece di spedirci dritto dritto alla compulsività d'azione del genere, ogni tanto, spesso anzi, la scrittura, il plot, si fermano e si comincia a navigare “in un vasel, presi da incantamento”, per parafrasare Dante. Ci si sofferma a ragionare sul mondo, sull'arte, sulla poesia, sulla bellezza, sulla cultura, la tolleranza, il pregiudizio, attraverso i ragionamenti di Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Leonardo Da Vinci e molti altri begli spiriti dell'epoca in cui si svolge la vicenda. E se pur dapprima, queste “frenate” al plot, spiazzano e sembrano divagare rispetto alla classica mozione d'ordine del lettore di genere, cioè: “Chi è l'assassino?”, andando avanti nella lettura, ci si perde e si viene affascinati da quel mondo, da quei begli spiriti che lo abitano, dai loro ragionamenti e desideri, dalle idee superbe e rischiose, dalle utopie e dai grandiosi piani. Così, infine, ci si scorda quasi del genere con il quale siamo stati adescati e ci si immerge in ben altro e ben di più, vividamente, profondamente. Scoprire alla fine chi è l'assassino non è più così importante, seppure la Stollo è molto abile ad imbastire un finale non finale, che forse lascia presagire altri libri a venire. Quel che più conta sono loro, Botticelli, Lippi, Da Vinci, Vespucci, i loro sentimenti, le loro visioni del mondo, la loro straordinaria vivacità intellettuale, quel loro meraviglioso sfidare il consueto per l'inconsueto, l'apparenza per la trasfigurazione, il già noto per ciò che si deve ancora scoprire. La forza del libro è questa. E se pur con un piccolo inganno, il lettore al termine del libro, è contento d'essersi imbarcato, con i protagonisti della storia, in un viaggio extraordinario, senza fine, né finale, nel grande mare aperto dell'ingegno e della fantasia, della Storia, e dei suoi segreti e misteriosi risvolti.

Francesco Randazzo


I delitti della primavera

Stella Stollo

ISBN: 978-88-97381-21-1

Editore: Graphofeel Edizioni


venerdì 4 marzo 2016

Giorgio Bassani




Oggi ricorre il centenario dalla nascita di Giorgio Bassani, grandissimo scrittore del Novecento italiano. Di lui si ricorda soprattutto "Il giardino dei Finzi Contini", grazie anche al film che ne trasse De Sica, ma sono molti i suoi libri che varrebbe la pena di leggere o rileggere. Suo anche il merito di avere pubblicato "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa, che era già stato rifiutato da Einaudi e Mondadori.

Per rendergli omaggio vi segnaliamo due brevi documentari Rai:

- un ritratto di Bassani in un documentario a cura di Giorgio Montefoschi. (clicca qui)

- un'intervista a Bassani di Cesare Garboli.  (clicca qui)

Se vi viene voglia di leggerlo, e noi ve lo consigliamo, ecco un elenco dei suoi libri, editi da Feltrinelli. (clicca qui)

Buona visione e buona lettura.

giovedì 25 febbraio 2016

"Spicchio d'aglio" / primo studio

Cari amici di Daimon, vorrei presentarvi la mia nuova produzione drammaturgica, dedicata alla guerra fascista d’Africa; si tratta di un primo studio, volto a generare una riflessione e un confronto su tematiche a mio avviso importanti..
Da tempo lavoro sulle responsabilità italiane durante il fascismo. Ho scritto e portato in scena spettacoli sulla lotta partigiana e una trilogia dedicata alla persecuzione e discriminazione degli ebrei, con particolare riferimento all’applicazione italiana delle leggi razziali e al campo di concentramento di Fossoli. Adesso mi sembrava giusto dedicarmi alle guerre coloniali e soprattutto alle vittime di questi conflitti che non furono affatto brevi e semplici, come Mussolini aveva affermato. Gas, armi chimiche, fucilazioni, deportazioni e ogni genere di sopruso hanno caratterizzato il corso di questa occupazione aggressiva. 
E’ nostro dovere elaborare questa memoria insieme al pubblico per cercare di capire e analizzare le radici di quell’odio, di quel profondo razzismo che, non affrontato, rischia di invadere anche il nostro presente e di coprire il passato con un silenzio pericoloso, come è successo in tutti questi anni. 
Questo spettacolo è naturalmente un piccolo contributo ma ci credo molto: credo al dibattito, alla discussione, all’informazione.Ve lo presento qui, su Daimon.
Chi è interessato mi può contattare a: mail@lauraforti.it

SPICCHIO D'AGLIO/primo studio
(La guerra fascista d'Africa in quattro tempi)


un progetto di Laura Forti 
con Laura Forti
drammaturgia di Laura Forti 
regia, musiche e video di Teo Paoli



2 ottobre 1935 Mussolini annuncia l'entrata in guerra con l'Etiopia.
L'Italia, già impegnata in passato nella conquista coloniale, adesso sogna il suo impero. Il conflitto dovrà essere breve, rapido, vittorioso; in realtà sarà tutt'altro che indolore e costerà molte spese, moltissime morti e, da parte africana, si risolverà in un vero e proprio genocidio della popolazione locale, deportata, sottoposta a fucilazioni sommarie e privata dei diritti basilari, annientata con i gas e le armi chimiche. Ma l'oltremare non è solo il sogno di conquista dei soldati; anche i civili cadono nel miraggio di accumulare ricchezze in colonia, spinti dall'avidità o costretti all'espatrio per fuggire un destino di fame e miseria.Uno spettacolo per raccontare quel periodo complesso, intrecciando voci e storie: da una parte una famiglia fascista, i Tamietti, nella quale i componenti maschi sperimentano tutti, seppur in modo
diverso, la guerra - intesa come banco di prova della virilità e autoaffermazione di un potere personale vacillante;dall'altra il bracciante Tano, strappato alla sua Maria e alla sua Sicilia, che per un attimo sembra entrare in una storia più grande, quella dell'Impero fascista, per poi venire schiacciato dai meccanismi dello sfruttamento e dei pregiudizi sociali.E poi il fantasma di una donna libica, Spicchio d'aglio, la schiava-bambina che il capofamiglia Alfio ha sedotto durante la sua permanenza in Africa durante le prime guerre dell'Italia liberale, che attraversa epoche e trame e finisce per ricongiungere i destini di tutti in un amaro finale.Per la prima volta nel 1996 l'allora Ministro alla Difesa Domenico Corcione ha ammesso, in un breve comunicato di tre righe, le responsabilità italiane e l'uso di armi chimiche vietate.Uno spettacolo per riflettere insieme su una memoria che per anni è stata rimossa e solo recentemente, grazie soprattutto agli studi di Angelo Del Boca, ha cominciato a essere ricordata e analizzata. Noi, nel nostro piccolo, ci proviamo.
CENTRALE dell’ARTE – via della Vigna Nuova 4 – 50123 FIRENZE mail@lauraforti.it - info@centraledellarte.it







sabato 13 febbraio 2016

Scrivere fa bene alla salute (Huffington Post)



Da un articolo su Huffington Post
La scrittura ha molti vantaggi che vanno ben oltre il semplice arricchimento del nostro vocabolario. Non importa quale sia la qualità della prosa, è l'atto stesso dell'impugnare in mano una penna a portare benefici sia per la salute fisica sia per quella mentale. L'umore, i livelli di stress, i sintomi depressivi sono solo alcuni degli aspetti a risentirne positivamente.
In uno studio del 2005 sui benefici per la salute emotiva e fisica della scrittura espressiva, i ricercatori hanno scoperto che buttare già qualche riga dalle tre alle 5 volte nel corso dei 4 mesi di ricerca, spendendo ogni volta dai 15 ai 20 minuti, aveva fatto la differenza nel migliorare la vita delle persone analizzate.

Dáimōn, infatti è un diavoletto benefico, che può aiutarvi a star bene 
e far tesoro, attraverso la scrittura delle vostre storie, delle vostre emozioni; 
lo facciamo con cura, rispetto e professionalità, 
come buoni compagni di strada.

mercoledì 3 febbraio 2016

Intervista a Francesco Randazzo

SU UNFOLDING ROMA






FRANCESCO RANDAZZO: L'INCONTRO E IL VIAGGIO NELLA CITTÀ DEL "GIOVANE" E DEL VECCHIO, DIVENTANO, ATTRAVERSO IL CONFRONTO, LO SCONTRO E INFINE L'EMPATIA, SIMBOLICI DI UNO SCAMBIO DI PENSIERI, ESPERIENZE E FALLIMENTI CHE OGNI VITA, OGNI GENERAZIONE PORTA CON SÉ.


In che modo sceglie le storie? O in che modo loro scelgono lei?
Vivere è incontrare continuamente storie. Ci si sceglie a vicenda.

martedì 2 febbraio 2016

Paolo Poli recita “I fiori” di Palazzeschi

Ma oggi, 2 febbraio, ricorre anche la nascita di Aldo Palazzeschi e noi gli rendiamo omaggio qui su Daimon con la poesia "I fiori", interpretata dal sempre magnifico Paolo Poli, che ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia della sua lunga e brillante carriera.


James Joyce


"Thirtyish academic wishes to meet woman who's interested in Mozart, James Joyce and sodomy." (Woody Allen). 

 Oggi ricorre la nascita di James Joyce. Ammettiamolo: forse pochi hanno letto l'Ulisse per intero; ma sicuramente Joyce è stato uno degli autori più citati e conosciuti al mondo, autorevole in letteratura come Shakespeare lo è stato per il teatro. Il suo Ulisse è una Bibbia per i romanzieri di tutti i tempi, i suoi Dubliners sono una miniera di ispirazione, di personaggi e di atmosfere. E' stato un innovatore, alla stregua di Picasso; la sua tecnica del flusso di coscienza ha scardinato il modo di scrivere della sua epoca e rivoluzionato la concezione del romanzo ispirando moltissimi autori, scrittori, cineasti come dimostra questa battuta di Woody Allen in Annie Hall e perfino star del pop come Kate Bush che ha trasposto in musica il famoso monologo di Molly Bloom, Van Morrison che lo cita in ben due canzoni e perfino i Beatles. Lo ricordiamo con questo stralcio da uno dei suoi racconti più noti, “The Dead”, tratto dai “Dubliners” (1914). 

 "Gabriel, appoggiato sul gomito, la guardò per alcuni istanti, senza rancore, i capelli scomposti e la bocca semiaperta, ascoltandone il profondo respiro. Dunque c'era un romanzo nella sua vita: un uomo era morto per lei. Sentiva un'acuta sensazione di pena ora, pensando alla misera parte che lui, il marito, aveva avuto nella sua vita. La osservava, mentre dormiva, come se non avessero mai vissuto insieme da uomo e donna. I suoi occhi curiosi indugiarono a lungo sul suo viso e sui suoi capelli e, mentre pensava a quella che doveva essere stata allora, al tempo della sua bellezza di fanciulla, una strana, benevola pietà per lei gli penetrò nell'anima. Non voleva ammettere neppure con se stesso che il suo viso non era più bello, ma sapeva che non era il viso per il quale Michael Furey aveva sfidato la morte. Forse non gli aveva raccontato tutto (...) L'aria della stanza gli faceva sentire freddo alle spalle. Si lasciò scivolare pian piano sotto il lenzuolo e si coricò vicino alla moglie. A uno a uno sarebbero diventati tutti delle ombre. Meglio passare a miglior vita baldanzosamente, nel pieno splendore di qualche passione, piuttosto che appassire e spegnersi lentamente di vecchiaia. Pensava a come colei che gli giaceva accanto avesse per tanti anni custodito gelosamente nel cuore l'immagine degli occhi del suo innamorato, quando le aveva detto che non desiderava vivere. Lacrime generose riempirono gli occhi di Gabriel. Lui non lo aveva mai provato per nessuna donna, ma sapeva che un sentimento simile doveva essere amore. Le lacrime gli salirono più abbondanti agli occhi, e, nella semioscurità, immaginò di vedere la sagoma di un giovinetto in piedi sotto un albero gocciolante. Altre figure gli erano vicino. La sua anima si era avvicinata a quella regione dove abita l'immensa schiera dei morti. Era consapevole della loro esistenza aerea e incorporea, ma non poteva afferrarla. La sua stessa identità svaniva in un grigio mondo impalpabile: lo stesso solido mondo, in cui questi morti avevano operato e vissuto, si dissolveva e svaniva. Un leggero picchiare sui vetri lo fece girare verso la finestra. Aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi, argentei e scuri, cadere obliquamente contro il lampione. Era tempo per lui di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali avevano ragione: nevicava in tutta l'Irlanda. La neve cadeva su ogni punto dell'oscura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva lenta sulla palude di Allen e, più a ovest, sulle onde scure e tumultuose dello Shannon. Cadeva anche sopra ogni punto del solitario cimitero sulla collina dove era sepolto Michael Furey. Si ammucchiava fitta sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sui roveti spogli. La sua anima si dissolse lentamente nel sonno, mentre ascoltava la neve cadere lieve su tutto l'universo, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e su tutti i morti".

©Laura Forti

sabato 30 gennaio 2016

New York Public Library



La New York Public Library ha reso disponibili 187.000 documenti di pubblico dominio tra fotografie, illustrazioni, antiche stampe, vecchie mappe, atlanti ingialliti, cartoline d’altri tempi. 

Anche solo per rifarsi gli occhi, utilissimo per chi fa ricerche, affascinante per i bibliofili, posto ideale per curiosare.




(notizia ripresa da Fondazione Fitzcarraldo)

venerdì 29 gennaio 2016

Buon compleanno Anton!



Oggi ricorre la nascita di Anton Cechov. Scrittore cui tutti (anche chi non lo sa) dobbiamo qualcosa d'importante. Rappresentatissimo in teatro, è stato però, e per questo famosissimo ai suoi tempi, un grande scrittore di racconti. Anche il cinema ha, dichiaratamente o velatamente, saccheggiato a piene mani i soggetti delle sue storie.
Il nostro piccolo omaggio è un breve estratto dal suo racconto "Reparto n° 6".





Ivan Dmitric,  sollevandosi sul gomito dal giaciglio su cui stava sdraiato, tese allarmato  l'orecchio  alla  voce  estranea,  e  di colpo riconobbe il dottore.  Tutto  fremente d'ira,  saltò a terra,  e col viso congestionato  e  cattivo,  gli  occhi sbarrati, corse nel mezzo dello stanzone.  - E' venuto il dottore! - gridò, e ruppe in una sghignazzata. - Finalmente!  Signori,  i  miei rallegramenti: il dottore ci degna d'una visita!  Rettile  maledetto!  - stridette,  e in un trasporto di furore,  come ancora non  lo  avevano  mai  visto  qui dentro,  pestò col piede sul pavimento.  - Bisogna  ammazzarlo, questo rettile! No, ammazzarlo è poco: affogatelo in un cesso!  Andrej Efimyc, a quelle grida, dall'atrio allungò un'occhiata in corsia,  e  domandò col suo tono molle:  - Ma che c'è?  -  Che  c'è?  -  gridò  Ivan  Dmitric,  avvicinandosi  a  lui  con  un'aria  minacciosa,  mentre febbrilmente s'avvoltolava nella vestaglia.  - Che c'è?  Ladro!  - sbottò con avversione,  facendo con le labbra una smorfia come se  volesse sputare. - Ciarlatano! Boia!  - Calmatevi,  - disse Andrej Efimyc,  con un sorriso colpevole.  - Vi posso  garantire che io non ho mai rubato nulla: quanto al resto poi,  è probabile  che esageriate molto.  Vedo bene che siete inquieto con me.  Calmatevi,  vi  prego, se potete; e ditemi a mente fredda: perché siete così inquieto?  - E perché, voi, mi tenete qui?  - Perché siete malato.  -  Sì,  sarò malato.  Ma ci sono,  vero?,  diecine,  centinaia di pazzi che  girano in libertà,  per la ragione che la vostra ignoranza  è  incapace  di  distinguerli dai sani.  E perché mai, dunque, io e questi altri disgraziati  dobbiamo stare  rinchiusi  qui  dentro  per  conto  di  tutti,  come  capri  espiatori?